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Doc Faro a Scuoladisud. Il resoconto di Fabrizio Gallino

Scritto il: 4 aprile 2011 | Autore: | Categoria: Guest post, Segnalazioni | 1 Commento »

Faro Doc Oblì, Tenute Enza La Fauci

[Il post di oggi non è stato scritto da me ma dall'amico Fabrizio Gallino, aka @enofaber in Twitter. Fabrizio è animatore con Davide Marone e Vittorio Rusinà di una bellissima iniziativa: #ascuoladisud. Proprio qualche giorno fa, i tre si sono occupati della Doc messinese Faro. Ho chiesto a Fabrizio un breve resoconto e le sue impressioni.]

Non posso negare che, da buon “polentone” piemontese, la mia personale conoscenza dei vini del Sud Italia è molto limitata e piena di lacune. Quindi, quando alcune settimane fa su Twitter, grazie alla solita fantasia di Vittorio Rusinà (aka @tirebouchon), nacque l’idea di #ascuoladisud, aderii in maniera entusiasta, proprio in funzione di colmare almeno parzialmente le mie mancanze.

A maggior ragione il mio entusiamo crebbe quando scoprii che il “magister” di #ascuoladisud era Davide Marone, sommelier Ais originario del Sud Italia ma residente a Torino, grandissimo conoscitore ed amante dei vini della sua terra d’origine.

La scorsa sera ci siamo dedicati alla Doc Faro, denominazione siciliana della provincia di Messina. 4 vini del 2008, uno del 2006 e un “fuori quota” del 1998. Se escludiamo il primo vino, campione che non rientra nella doc e che aveva evidenti problemi legati al tappo (e quindi non abbiamo potuto assaggiarlo) quello che è emerso da questi assaggi è in assoluto la grande equalità dei vini e dei produttori e la ricerca, da parte di alcuni di loro di rimanere il più possibile fedeli al proprio territorio, senza cadare nella tentazione di “internazionalizzare” il gusto.
I vini degustati sono stati quindi i seguenti:

  • Faro Doc 2008 – Fondo dei Barbera
  • Faro Doc Oblì 2008 – Tenuta Enza La Fauci
  • Faro Doc 2008 – Bonavita
  • Faro Doc 2006 – Palari
  • Faro Doc 1998 – Palari

A mio gusto, in maniera assolutamente soggettiva, ho trovato emozionante il Palari 1998, a testimonianza del fatto che sono vini che possono trovare il massimo dell’espressività nel lungo periodo (e merita “il primo posto” nella mia personalissima classifica).

Tutti gli altri avevano peculiarità proprie ma, allo stesso tempo, erano legate da un filo rosso che, come detto in precedenza, metteva in mostra il terriotorio e i vitigni tipici della doc.

Sia chiaro, non è una visione onnicomprensiva e totale sulla denominazione: però almeno adesso, grazie alla passione e alla competenza di Davide, posso dire di conoscere un po’ di più di quella splendida terra che è la Sicilia.